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lunedì 16 dicembre 2013

Anatomia di uno statista: un'anteprima di 34 pagine

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PREFAZIONE
Lawrell Hernandez

Quando mi è stato chiesto di scrivere la prefazione per la ristampa di questo libro, stavo facendo la doccia. Chiamano sempre quando stai facendo la doccia.
Ho preso la chiamata nella cabina e Hawne Kelly, il capoccia della Swan, mi ha chiesto: «Ti ricordi quella vecchia biografia non-autorizzata di Niccolò Romanoff? Stiamo per ristamparla e ci serve qualcuno per la prefazione. Che ne dici?».
Ho risposto le solite cose. Che ero molto lusingato, che proprio mi dispiaceva, ma che purtroppo...
«Non hai visto l’ologiornale» mi ha interrotto Hawne.
Solo Hawne è capace di chiamare le News “ologiornale”, tra parentesi. Comunque, no, non l’avevo visto. Stavo facendo la doccia.
Ora, se state leggendo questo libro, è chiaro che voi l’avete fatto, quindi avrete già capito che cosa successe dopo. Guardai le News e venni letteralmente inondato di Niccolò Romanoff, con due “f” e nessuna “v”.
Così, eccomi qua. Non me lo sarei perso per niente al mondo.
Per prima cosa, è stata una buona occasione per leggere Anatomia di uno statista.
Sì, so che cosa state pensando: ho dichiarato più volte di averlo letto ai tempi di Sahara Rising. Mentivo, che cosa vi aspettavate? Mettetevi nei miei panni: un giovane attore, semi-sconosciuto, viene chiamato a interpretare il ruolo di un famoso uomo politico in sostituzione di un altro attore, ugualmente giovane ma molto più conosciuto. Un cast internazionale, un grande regista, un successo annunciato... un cachet spaventoso. Dieci giorni per preparare la parte e la sensazione strisciante che se avessi toppato la mia carriera sarebbe finita prima di cominciare.
Voi avreste letto la biografia non-ufficiale del vostro personaggio?
Quindi, non mi vergogno ad ammettere che quando ho scritto questa prefazione avevo appena finito di leggere Anatomia di uno statista per la prima volta in vita mia.
E ora posso dire di aver fatto dannatamente bene, a non farlo all’epoca. Il perché lo capirete da soli tra qualche pagina.
Se avessi letto questa biografia non sarei mai riuscito a interpretare il Romanoff brusco e glaciale che tanto è stato amato – o detestato, è la stessa cosa – dal pubblico. Avrei cercato di interpretare un Romanoff cortese e trattenuto e non avrebbe funzionato. Solo lui riusciva a essere gentile e minaccioso nello stesso momento. E quello che si agitava nelle profondità della sua mente, non l’abbiamo mai visto.
Dopo aver letto Anatomia di uno statista mi sono reso conto di quanto la mia interpretazione, all’epoca, fosse stata viziata dalla mitologia che circondava Romanoff. Che, permettetemi di ricordarlo, non era morto da neanche dieci anni.
Romanoff mi era stato dipinto come un uomo efficiente e spietato, misogino, misantropo, profondamente conservatore, probabilmente corrotto e sicuramente fanatico. Potete capire come per me, all’epoca, questo fosse pressappoco il ritratto di Satana.
Interpretai Satana al mio meglio e sono lieto che la mia performance sia stata apprezzata dall’Accademy dei Kubrick Awards. Ma quello non era Niccolò Romanoff, ora lo so.
Era il prodotto delle mie più grandi paure, probabilmente, tutto qua.
Dopo aver letto Anatomia di uno statista sono giunto alla conclusione che Romanoff fosse un personaggio che nessuno avrebbe potuto interpretare, al di fuori di lui stesso.
Di certo era efficiente e spietato, ma era anche dedito oltre ogni dire al suo progetto. Non era affatto misogino, anzi, era l’esatto contrario della misoginia. Vedeva le donne per quello che sono: esseri umani come tutti gli altri. Non era conservatore. All’opposto, era un folle sperimentatore, un visionario, un politico profondamente iconoclasta.
Infine, non era un misantropo. Se pure non amava particolarmente la compagnia degli altri esseri umani, singolarmente presi, ogni sua azione, fin dalla gioventù, fu nell’interesse della collettività.
Da questo punto di vista, se volete, sì, era un fanatico. Un fanatico della società civile.
Si dedicò solo a questo per tutta la sua vita – e oltre, come ora sappiamo.
Ma non possiamo giudicare troppo duramente chi l’ha dipinto come un mostro senz’anima, un uomo senza scrupoli o Satana. Romanoff stesso, molto probabilmente, ne era deliziato.
Faceva parte del suo carattere. Indossava la sua cattiva reputazione come una corazza.
Solo una persona, mentre era ancora in vita, si avvicinò a comprenderne le profondità. Un altro uomo ossessionato, forse: l’autore di questo libro.
James Meyer dedicò quattro anni a una paziente opera di svelamento. Non lasciatevi ingannare dal suo tono scanzonato. Meyer verificò ogni fatto, seguì ogni pista e non trascurò nessuna possibilità pur di avvicinarsi alla verità che cercava.
Si introdusse in banche dati protette e scavò, scavò, scavò finché non trovò quel che cercava. Se prendete in considerazione il numero di filmati e documenti che riuscì a trovare, vi renderete conto dell’opera monumentale che è questo libro. Vi sono citati centinaia di episodi, vi compaiono le voci di decine di testimoni, in un gioco di incastri che dà quasi le vertigini.
Immaginate la quantità di materiale grezzo che ha analizzato, ricostruito, rimontato finché non ha trovato il suo posto nell’incredibile caleidoscopio dell’esistenza di Niccolò Romanoff.
E tutto questo solo perché la sua opera venisse superata e rimossa, sostituita dall’immagine più semplice che ci veniva consegnata da un attore di belle speranze in Sahara Rising.
Un attore che aveva semplicemente avuto la fortuna di essere alto e magro come Niccolò Romanoff.
È ingiusto.
Non pensate ora che io sia macerato dai sensi di colpa per la mia interpretazione. Non è così. Ma, tutto considerato, se Anatomia di uno statista vivrà una nuova vita più di settant’anni dalla sua prima edizione anche per merito del mio nome in copertina, non posso che esserne felice.
Non so se posso permettermi di dire che giustizia è stata fatta, ma almeno ci ho provato.
In quanto a Romanoff... a lui non importerebbe in ogni caso.
A lui non importa. Per fortuna.

© Swan Publishing 2243, Sahara City. Il testo redatto da Mbote Redhill è stato letto e approvato da Lawrell Hernandez e dai legali dello studio associato York&Sons, Capital, Sahara City.


Introduzione. [...]
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