venerdì 25 settembre 2009

Clamidia - 3

Il suo cellulare iniziò a suonare verso le quattro del pomeriggio, mentre era alle prese con la pomata al mentolo che il suo medico sosteneva avrebbe fatto miracoli. Per il momento non c’era stato alcun miracolo, ma ora il pisello gli profumava di menta. Il numero che lo chiamava aveva il prefisso +49, segno che erano altri guai in arrivo.

Sensi rispose e ascoltò, rassegnato, un’incomprensibile stringa di parole in tedesco.

“Provi con l’inglese,” disse.

Dall’altro lato ci fu una pausa, poi la stessa voce maschile che aveva pronunciato l’incomprensibile stringa in tedesco disse, in un inglese gutturale: “Salve sono il Polizeiobermeister Schneider, con chi parlo?”

“Con l’equivalente italiano Sensi,” rispose Sensi, “a meno che Polizeiobermeister non significhi “hamburger”. In quel caso no.”

“Heinz?” ripeté l’altro.

“Solo se ci vuole anche il ketchup, sull’hamburger. Se no Sensi. Ermanno Sensi.”

“Ah, questo numero è risultato di un’indagine di nostra polizia.”

Sensi sospirò e, con i pantaloni ancora abbassati, si sedette sull’orlo della sua vasca da bagno. Probabilmente ai poliziotti tedeschi installavano una versione di Babelfish direttamente nel cervello.

“E di quale indagine parla?”

“Lei è in Germania, no?”

“No. Sono in Italia. Ma fino a ieri mattina ero a Berlino.”

“Lei ha un’amica Hannele a Berlino, sì?”

“Amica è un termine un po’ forte. Mi ha attaccato la clamidia.”

Clam idea? Idea umida? Credo di non capire.”

“Ci è più vicino di quel che pensa, invece. Ma mi dica di Hannele.”

“Hannele Sculte. Aveva questo numero in suo telefono. In chiamate ultime.”

Sensi rimase in silenzio. Che cosa poteva dire a quell’analfabeta teutonico? Che sapeva già che Hannele era morta? Che non aveva idea di chi fosse stato? Che non gli importava nemmeno, strettamente parlando?

Hannele era solo una tizia ubriaca incontrata da ubriaco. Una tizia ubriaca che gli aveva fatto un pompino dopo dieci minuti scarsi di conversazione da ubriachi. Una tizia che gli aveva lasciato il numero facendogli uno squillo sul cellulare.

“Dirle mi dispiace che Hannele è non più viva.”

“Ah. Un incidente?”

“Se avere un coltello in sua schiena è incidente.”

“Ah.”

“Dove lei ha conosciuto Hannele?”

“Al Dark Friday.”

“Locale su Pettenkoferstraβe?”

“Esatto.”

“Locale per punk. Lei era lì operativo?”

Sensi sospirò. “È un locale goth, non punk, e ero lì in vacanza.”

“Vacanza di lavoro, eh-eh. Bene, io so niente di questo. Ma Hannele è poi morta questo primo pomeriggio e ha suo numero. Chiamate ultime.”

“Sì. Mi ha fatto uno squillo.” Possibile che l’unico tedesco che parlava inglese come un troglodita dovesse essere capitato a lui? “Senta, io non la conoscevo. Ci siamo incontrati al Dark Friday, mi ha lasciato il suo numero e poi non ne ho saputo più niente. Mi dispiace, ma temo di non poterla aiutare. Se mi dovesse venire in mente qualcosa…”

“Però strano che lei è anche il poliziotto.”

“Lo dico sempre anch’io.”

“Lei mi spella il suo nome, sì?”

Sensi gli fece lo spelling del proprio nome, gli lasciò il numero del suo ufficio in questura e gli augurò ogni fortuna.

Poi, finalmente, si tirò su i pantaloni.

Il commissario capo Hans Schneider appese il telefono fisso dal quale aveva chiamato e guardò il suo vice, l’ispettore Baumann. “È piuttosto strano,” disse, “un numero sulla lista corrisponde al cellulare di un commissario di polizia italiano.”

“Italiano?” fece Baumann. “Allora è un omicidio di Mafia?”

È stato nebuloso. Pare che abbia conosciuto la vittima in un locale gotico sulla Pettenkoferstraβe. Non vedo che cosa potesse farci un poliziotto italiano in quel posto, ma dice che era in “vacanza”. Io credo che dovremmo metterci in contatto con l’Interpol e verificare di non essere entrati fortuitamente in collisione con un’indagine internazionale.”

L’ispettore Baumann sembrò a disagio.

“Non piace neanche a me,” sottolineò Schneider, in tono grave.

“Immagino che non potremo evitarlo,” convenne il suo vice.

2 commenti:

paolo raffaelli ha detto...

Chissà perché m'è venuto in mente Danko. :)

sraule ha detto...

ah-ah. sì per i tedeschi mi sono ispirata fortemente all'ineffabile ironia dei telefilm teutonici.