Pre-ordini Perduti Sensi

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domenica 2 agosto 2009

Mezza sega - 7

Durante la notte aveva avuto la febbre. Qualcuno l’aveva coperto con una trapunta. Sensi non si era fatto domande. Aveva tremato, dormito, tremato ancora. Gli avevano dato dell’acqua e lui l’aveva bevuta. L’avevano abbracciato e lui si era fatto abbracciare. A un certo punto l’avevano anche baciato, e lui si era lasciato fare anche quello.
Si era svegliato dopo le undici, fiacco, senza febbre, con lo stomaco in fiamme e la spalla che pulsava leggermente meno del giorno prima. Aveva pisciato, bevuto e chiamato Carmel.
Carmel stava bene.
Non sapeva se Lorenzo era andato al bar, la sera prima c’era troppa gente e lei non l’aveva mai visto, ma anche se c’era andato non aveva dato problemi.
Sopra al frigo era appiccicato un post-it verde.
C’era scritto:

TI ASPETTO DAI PESCATORI ALL’UNA. SE RIESCI AD ALZARTI.
IL TUO SFIGATO COMPARE.

Sotto c’era un numero di cellulare. Sensi aveva cercato di fare mente locale. Per prima cosa, ovviamente, cercò di ricordarsi se la sera prima era finito a letto con un brigadiere dei carabinieri. Che si ricordasse non era mai caduto così in basso, ma c’erano senz’altro molte cose, nella sua vita, che non si ricordava.
Alla fine decise che, probabilmente, non ne aveva avuto la forza.
La sua seconda perplessità, ovviamente, riguardava i pescatori. Perché lui e Mari dovevano vedersi dai pescatori? Erano amici di Mari? E, in quel caso, ci sarebbe stata un’orgia gay a base di acciughe e sardine?
La dicitura “i pescatori” gli faceva venire in mente qualcosa, ma non era sicuro di cosa fosse.
Si decise a telefonare.
“Chi cavolo sono i pescatori?” chiese, senza nemmeno salutare.
“Il ristorante, sul molo,” replicò la voce dell’altro, sbrigativa, prima di riattaccare.
A quel punto Sensi iniziò a ricordare vagamente che, in effetti, dei pescatori avevano aperto un ristorante sul lungomare e l’avevano poco originalmente battezzato così. Sensi non c’era mai stato, ovviamente.
Era più un tipo da pizza e kebab.
Comunque non sembrava né particolarmente caro né particolarmente impegnativo. Se veramente era finito a letto con Mari, poteva anche offrirgli il pranzo, visto che probabilmente come amante aveva fatto pietà.
Si trascinò sotto alla doccia, dove fece un maldestro tentativo di lavarsi senza bagnarsi la fasciatura. Poi asciugò la fasciatura con il phon, insieme ai capelli.
Aveva un aspetto miserabile. Più pallido del solito, emaciato, con la barba lunga. Almeno quella la eliminò con schiuma da barba e rasoio.
Poi iniziò l’odissea della vestizione.
Selezionò una felpa dei Cocteau Twins troppo larga, sperando che sarebbe riuscito a infilarsela senza sollevare eccessivamente il braccio sinistro. Varie maledizioni più tardi – e con il foro nella spalla che gli faceva considerevolmente più male – fu in grado di passare a pantaloni e anfibi. Mettersi la giacca fu un’altra impresa, ma alla fine riuscì anche in quello e si legò il braccio ferito con la famosa fascetta frontale del Wave-Gotik-Treffen. Forse, visto l’andazzo che stava prendendo, avrebbe dovuto passare a un bel foulard a fiorellini.
Cristo, pensò, non un brigadiere dei carabinieri…
Controllò che il sigillo sulla porta fosse ancora al suo posto – lo era – e chiuse entrambe le serrature della porta blindata.
Poi si avviò mestamente verso il lungomare.

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