Pre-ordini Perduti Sensi

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martedì 4 agosto 2009

Mezza sega - 10

L’ispettrice Rosanna Riu non si aspettava di vedere Sensi in questura almeno per qualche giorno, cosa che, doveva ammettere, le faceva un certo piacere. Anche che gli avessero sparato non le dispiaceva in modo particolare.
La sala della mobile, senza Sensi, era tranquilla. La mancanza della loro divinità oscura perennemente imbronciata rendeva tutti più rilassati e riflessivi. Forse anche un po’ troppo rilassati, questo era vero, ma era anche vero che di solito Sensi non era proprio un flagellatore dei nullafacenti, visto che era il nullafacente numero uno.
La Riu era quindi tranquillamente occupata nelle sue scartoffie quotidiane, quando notò un movimento sospetto fuori da suo ufficio.
Sensi era appena entrato nell’open space, tallonato dal suo nuovo amichetto, niente meno che il tizio dall’aspetto equivoco che gli aveva sparato.
“Buongiorno, ispettrice,” disse il commissario, infilando la testa dentro al suo ufficio. “Mainardi dov’è?”
La Riu sospirò. “Pausa caffè. Da mezz’ora.”
“Be’, lo chiami e gli riferisca che la sua pausa caffè è finita, e gli dica anche che il caffè fa male alle arterie.”
“Glielo dico già tutti i giorni,” replicò l’ispettrice, sollevando la cornetta del telefono.
“Non avevo dubbi. Ma gli dica che le sue arterie staranno peggio se non si materializza nel mio ufficio entro 15 secondi.”
Sensi ritrasse la testa e sparì.
Mainardi ricevette una telefonata allarmata dall’ispettrice proprio mentre stava pensando di farsi un giretto fino al bar all’angolo, insieme al suo fido compare l’agente Orsini.
Mollò immediatamente Orsini e si catapultò verso l’ascensore. Quando il capo diventava sarcastico per interposta persona non c’era tempo da perdere.
Sensi era seduto dietro la sua scrivania, mentre il colossale brigadiere che gli aveva sparato c’era seduto sopra. Un foglio stava uscendo dalla stampante.
“Questo tizio,” disse il capo, prendendo il foglio e allungandoglielo, “è ricercato. Fallo trasmettere a tutti gli agenti.”
“Per cosa è ricercato, capo?” chiese Mainardi, osservando il viso pallido e insignificante che campeggiava sul foglio.
“Per essersi fregato il mio lettore mp3, ma questo non lo diremo. Diremo, invece, che è armato e pericoloso.”
Mainardi sogghignò, senso che ci era cascato. Per motivare un mascalzone non c’era di meglio che fargli credere che stava facendo una mascalzonata.
“Inoltre mi serve l’elenco completo degli alberghi a una o due stelle e delle pensioni, b&b, ecc. nell’area tra via Chiodo, corso Nazionale e il mare. Fino all’altezza del centro Kennedy.”
“Sì, capo.”
Sensi guardò Mari, che annuì.
“Ti aspetto qua,” disse.

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