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martedì 12 maggio 2009

Sette, morto che parla - 25

[L’idea alla base del mio appostamento era semplice.
Visto che ai giardini non c’erano bagni pubblici, avrei semplicemente aspettato che la natura emettesse il suo richiamo, nascosto dietro al più classico dei cespugli.
Avevo osservato le mie prede con grande attenzione per vari giorni. Non erano particolarmente pudiche, ma avevano una preferenza per il mio cespuglio, mentre i punkabbestia maschi preferivano il tronco di una palma.
Avevo dovuto per forza appostarmi fin dalla sera, e le avrei catturate durante la notte.
Avevo con me tutto il necessario. Guanti di lattice, corda, nastro adesivo, sottile filo piombato da usare come garrotta, un manganello col quale stordirle, all’occorrenza.
Se prendi qualcuno di sorpresa non è poi così difficile buttarlo a terra.
La parte più complicata del piano era stata trovare parcheggio su viale Italia.
Sara (o meglio, la sua testa) attendeva con me in silenzio. Alle tre di notte del sette i giardini erano deserti e non mi restava che svegliare le mie prede colpendole con un sassolino. Al resto avrebbe pensato la natura.]

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