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mercoledì 6 maggio 2009

Sette, morto che parla - 11

[Catturai Sara la mattina all’alba, mentre andava al lavoro.
Se appena era possibile adoravo farlo di giorno, con la luce. Avevo comprato, per questo scopo, una baracca prefabbricata nei boschi della Val di Vara.
Niente di eccezionale, ma molto utile.
Ci portai di corsa la mia nuova amica, di cui ancora non conoscevo il nome. Non contavo nemmeno di conoscerlo, se non i giorni successivi, se i giornali avessero riportato che una ragazza era scomparsa.
Arrivai con la macchina fin davanti alla baracca e la scaricai all’interno, sul pavimento di linoleum.
Non per dire, ma il linoleum è la scelta ideale, se hai dei fluidi da ramazzare. Molto igienico e non del tutto antiestetico.
Quindi, come dicevo, lasciai la ragazza a dibattersi sul pavimento e andai a parcheggiare l’auto più avanti sulla sterrata. Tornai corroborato da una allegra passeggiata di dieci minuti nell’aria frizzante dell’alba.
La mia nuova amica aveva provato a nascondersi sotto al tavolo, una mossa che tentano quasi tutte.
La tirai fuori dal suo nascondiglio e iniziai a tagliare attentamente via i suoi vestiti. Inutile dire che, pur legata e imbavagliata con il nastro adesivo, lei provò attivamente a opporsi.
Adoro quando lo fanno.
Eliminai tutti i vestiti e li piegai ordinatamente in un angolo. Poi mi tolsi anche tutti i miei, impilandoli in un angolo diverso. Si cresce e si impara, e detesto dover buttare via roba semi-nuova solo perché è macchiata di sangue, nell’improbabile possibilità che un giorno possa costituire una prova incriminante.
Mi misi al lavoro con i miei coltelli e devo dire che io e Sara passammo una soddisfacente ora, prima che mi sentissi abbastanza carico da arrivare fino in fondo.
Non vorrei scendere nel personale, ma la cosa che preferisco è farlo quando tutti e due siamo completamente coperti di sangue.
Anche quella volta feci così, terminando l’opera con un preciso squarcio nella gola.
Spossato, giacqui sopra di lei, beandomi del calore viscido e sensuale che mi avvolgeva.
Era la mia vittima numero sette, ed era stata… perfetta.
Poi successe qualcosa.]

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