Pre-ordini Perduti Sensi

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sabato 1 agosto 2015

Nodi (6)

Antoneta Horia era una bambolina di porcellana anche lei. Sensi iniziava a chiedersi dove avesse vissuto fino a quel momento, dato che la città sembrava invasa di bamboline che lui non aveva mai notato. Antoneta aveva grandi occhi azzurri, pelle rosea e chiara, capelli ondulati di un colore tra il rosso e il biondo, un visino delicato e un fisico un po’ acerbo eppure soffice.
Rispetto a Carlotta era una versione leggermente più giovane e ruspante. Il top che indossava si fermava giusto qualche centimetro prima della pornografia e gli short erano più aderenti, le strizzavano il culo come se volessero spremerlo, mentre sul lato A era inevitabile un effetto camel toe difficile da ignorare.
«Tu saresti uno sbirro?» furono le prime parole che disse Antoneta, quando Sensi la raggiunse in corridoio.
«Già» rispose lui, senza prendersela. Era una domanda che gli era stata rivolta innumerevoli volte. Guidò Antoneta in una stanza per i colloqui, un ambiente spoglio e bianco, leggermente intimidatorio. Per qualche losco motivo non appena lei si sedette quel luogo asettico sembrò trasformarsi nel set di un film hard, uno di quelli in cui lo sbirro muscoloso dà una bella ripassata alla testimone reticente contro il vetro monodirezionale. La sensazione fu accentuata dal fatto che Antoneta si sedette sul tavolo, non al tavolo, e accavallò subito le gambe con studiata e sensuale strafottenza.
«Che cosa volete da me?» attaccò, subito dopo. «Non ho fatto niente. Sto qua da tanti anni. Perché mandare quello sbirro in divisa a casa mia, come se sono una criminale?».
Il suo italiano era buono, ma non perfetto. Sensi rimase in piedi e iniziò a girellarle attorno.
«O un personaggio importante. In questo caso ci serviva sentirti subito sulla scomparsa di Carlotta Marrano».
«Eh?» fece l’altra, un po’ confusa.
«Si è volatilizzata ieri sera. Non lo sapevi?».
Antoneta scosse la testa. Poi spinse le labbra verso l’esterno, in una smorfia pensosa che il suo lucidalabbra super-lucido rese una specie di apologia del sesso orale. «Scomparsa come?».
Sensi sospirò. «Facciamo che le domande le pongo io. A che ora te ne sei andata da casa loro, ieri sera?».
L’altra si strinse nelle spalle, rendendo evidente che non portava il reggiseno. Sensi quasi si intenerì. Non sapeva da quanto tempo Antoneta lavorasse dai Marrano, nella cosiddetta alta società, ma la sua prima reazione, prelevata dalla polizia, doveva essere stata di sfoderare l’arsenale pesante, quello di strada. Era il genere di cosa che faceva innervosire certi poliziotti e ne convinceva altri di avere diritto a un pompino gratis. Per fortuna quella seconda categoria di sbirri andava assottigliandosi, sostituita da una generazione più ottusamente moralista che politically correct.
Sensi sospirò di nuovo, decidendo di ammorbidire ulteriormente il proprio tono. «Senti, Antoneta, non ce l’abbiamo con te. Sul serio. Ieri sera Carlotta Marrano è uscita per andare al super e non è più rientrata. Temiamo che l’abbiano rapita. Ci serve tutto l’aiuto possibile e ci serve in fretta. Fa così schifo, come datrice di lavoro?».
L’espressione di Antoneta cambiò all’istante. «Chi? Carlotta? No. Carlotta è okay. Non avevo... capito. Oddio... chi l’ha rapita?».
Sensi tirò il tablet fuori dalla custodia e lo posò sul tavolo. «Non lo sappiamo. Forse lui. Lo conosci?». Fece partire la sequenza di filmati delle telecamere di sicurezza.
«Non credo» rispose Antoneta, chinandosi sul monitor. «No, non lo conosco. Ma Carlotta sì, è vero?».
«Che tu sappia si vedeva con qualcuno?».
L’altra inarcò le sopracciglia. «In che senso? Quella è innamorata di Giorgio. Proprio cotta».
«Giorgio Marrano?» disse Sensi, tanto per essere sicuro.
«Eh. Suo marito. Sono tutti appassionati» ridacchiò Antoneta.
Sensi sospirò per l’ennesima volta. «Sì, ho visto le foto. Quindi non c’era nessun altro».
«Che cosa vuol dire che hai visto le foto? Perché?» fece lei, di nuovo sulla difensiva.
«Non mi interessano le foto. O forse sì, aspetta. Sono mai finite su internet? Qualche sito fetish, qualche community?».
Lei scosse la testa. «Non penso». Si mordicchiò il labbro inferiore, con il solito effetto da film hard. «Non lo so. Ti sono piaciute?».
«Non è successo niente di strano, ultimamente? Qualcosa di diverso dal solito? Magari Carlotta era di cattivo umore, o ci sono state delle telefonate insolite, o...»
«Non hai risposto!» lo interruppe Antoneta, ridendo.
Sensi sbuffò. «No, non mi sono piaciute. Ti dispiace lasciar perdere le stronzate per cinque minuti? Ho già notato tutto quello che dovevo notare... non mi interessa. Non ora, comunque. Non ti offendere, okay? Pensa a Carlotta. Ho l’impressione che suo marito non sia molto attento a quello che succede in casa, ma tu sei lì, forse le parli più di lui. Se ci fosse stato qualcosa di diverso...»
«No, niente» lo interruppe di nuovo lei. «Sei finocchio?».
Sensi annuì, tutto serio. Perché le spostate capitavano sempre a lui? «Si dice “omosessuale”. O al massimo “gay”. Comunque... ora puoi rispondere?».
«Non lo so. Può darsi che le hanno messe su qualche sito. Roba privata, per gente appassionata di quel tipo di cose lì, no? Ma Carlotta non pensava che era una grande idea, mi sa. Il tizio dei servizi le ha detto che era pericoloso e lei si è preoccupata. Lo sai che il papà di Giorgio è un politico grosso, vero?».
Il commissario si grattò la testa, si rese conto di avere ancora una specie di chignon e si vergognò leggermente. Poi si focalizzò di nuovo su quello che aveva appena sentito. «Quali “servizi”?».
«N-non lo so» ammise la colf. «La CIA?».
Per una volta Sensi rimase senza parole.
«Cioè, come la CIA italiana» corresse Antoneta, che doveva essersi resa conto che la sua rivelazione era un po’ bizzarra.
«L’AISE?».
«Eh?».
Sensi sospirò. «O l’AISI. Anche se in realtà non mi sembra probabile nessuno dei due, né l’intelligence esterna né quella interna. Sei sicura? Te ne ha parlato Carlotta?».
«L-lei ha detto solo “servizi”. Io ho pensato ai servizi segreti. Come nei film. Il papà di Giorgio...»
«Sì, sì» la interruppe lui. «Che cosa ti ha raccontato Carlotta?».
«No, niente» fece Antoneta, ora spaventata dal suo tono.
Sensi ebbe la tentazione di prenderla per il collo e stringere, ma si dominò e le rivolse un sorriso rilassato. «Non devi preoccuparti. Vorrei solo che mi riferissi quello che ti ha detto Carlotta. Non hai fatto niente di male».
La colf sembrò un po’ indecisa, ma alla fine diede una specie di scrollata di tette, cioè di spalle, e sputò il rospo. «Niente, per le foto. Ha detto che quel tizio dei servizi le aveva detto che non era una bella idea. Perché magari qualcuno le vendeva ai giornali. Era logico. Il papà di Giorgio...»
«Ti giuro che lo so chi è il papà di Giorgio. In che modo l’ha contattata questo tizio dei “servizi”?».
Antoneta scosse la testa.
«Quando?» ritentò Sensi.
«Me ne ha parlato la prima volta un paio di mesi fa».
«Va be’. Tieniti a disposizione» concluse Sensi, mollandola lì.

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