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venerdì 4 novembre 2011

Pierrot - 5

Per le tematiche trattate, si consiglia la lettura a un pubblico adulto.

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Insomma, ero tutto soddisfatto della mia idea. Mi sistemai le palle nei calzoni, recuperai il cellulare e mi affrettai a incidere un nuovo messaggio sulla mia segreteria telefonica.

Diceva: “Fino alla fine del mese non ci sono.” Semplice e cristallino.

Poi telefonai a Vargas.

E questa fu la nostra conversazione:

“Sono Pierre.”

“Ciao, Pierrot, come stai?”

“Discretamente. Me ne servono due, uno per me, uno per una donna sui venticinque. Passo a portarti una foto.”

“M-mh. E per quando ti servono?”

“Per quando ti porto la foto.”

“Ah. E quando mi porti la foto?”

“Adesso.”

“Ah.”

“Sono da te tra un’ora.”

E così finì la conversazione. Chiusi il cellulare, me lo rinfilai in tasca e gettai un’occhiata a Liz. Si era rivestita. Amavo le donne che non portavano la biancheria intima.

Acchiappai la sua valigia e la appoggiai sul letto. Lei mi guardò confusa mentre la aprivo e ci frugavo dentro. Una serie di articoli interessanti, ma nessuna pistola. Molto bene.

La richiusi e feci lo stesso con il sacco. Anche qua niente di illegale, almeno strettamente parlando. C’era, però, un bustier

Mi caricai il sacco in spalla e dissi: “Andiamo, amore.”

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