Pre-ordini Perduti Sensi

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venerdì 20 agosto 2010

Quello che non sai - 19

Quella sera, sotto casa sua, incontrò Bonanni. Indossava una camicia a mezze maniche e dei pantaloni beige e la sua testa calva era vagamente sudata, anche se, in quel momento, non faceva caldo.

Il cielo aveva promesso pioggia per tutta la giornata e l’aria si era leggermente rinfrescata. Da via Prione proveniva la voce triste di una soprano, che cantava arie d’opera per gli ultimi passanti serali.

Bonanni lo aspettava sotto il suo portone. “Commissario,” lo salutò, inclinando leggermente la testa.

Sensi lo osservò per un istante. “Già finito, con le scartoffie?” rispose, evitandosi la fatica di fingere di non conoscerlo.

“Se ne sta occupando il mio avvocato.”

“Magnifico,” commentò Sensi, cercando le chiavi di casa, “quindi non abbiamo altro da dirci, credo.”

Bonanni si spostò davanti al suo portone. “Ero curioso di vedere in faccia il tizio che ha organizzato questo scherzetto.”

“Ah, sì? E le piace?”

“Ha un suo non so che. Sa, credo di averla già vista. Per caso frequenta piazza Brin?”

“A volte,” rispose Sensi, in tono casuale.

“Ma certo. Lei è un tipo che non passa inosservato. Giurerei che è un cliente affezionato del BB.”

Sensi lo guardò con espressione innocente. “Mi piace l’atmosfera.”

Bonanni sorrise. “Anche a me, anche se non ci vado spesso. È un bel posticino. Ben gestito. Conosce Carmel, credo, la barista?”

“E chi non la conosce?” rispose Sensi, sempre vago.

“È una brava ragazza.”

“Falla anche cattiva,” commentò l’altro.

Risero entrambi, come se il commissario avesse detto qualcosa di divertente.

“Ma non tutte le ragazze sono brave come lei,” aggiunse Bonanni, quando ebbe finito di ridere.

Sensi fece oscillare la testa. “Alcune sono meno sveglie, più che altro. Impressione personale, è chiaro.”

“A essere poco sveglie, alcune finiscono per mettersi nei pasticci.”

“Una triste verità,” commentò Sensi, sentenzioso. “Trovare uno stronzo è dannatamente facile.” Poi si diede una pacca sulla fronte e rimise le chiavi in tasca. “È stata una conversazione interessante, ma mi sono ricordato che devo fare una cosa.”

Bonanni si spostò da un lato. “Sono certo che ci vedremo ancora.”

Sensi sorrise. “Sì, lo spero anch’io. Arrivederci e… legga il giornale, domani.”

“Lo farò senz’altro,” rispose Bonanni, alle sue spalle, mentre lui se ne andava.

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