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martedì 13 ottobre 2009

Clamidia - 26

“Odio questo caso,” confidò Baumann alla Vogel. “Anche se ho un’ipotesi sulla relazione con la morte di Voigt. I due frequentavano gli stessi posti. C’è stato un periodo, quattro mesi fa, in cui la Sculte assumeva mdma.”

La Vogel, seduta dietro la sua scrivania, consultava il fascicolo del caso Voigt.

“Il calibro era un .22. Una pistola da signora, ma si dà il caso che Voigt stesso ne avesse una, regolarmente registrata, che non è mai stata ritrovata.”

“Il problema è, che è difficile essere certi che la Sculte fosse finita in un brutto giro. Le ragazze di Voigt ruotavano, non restavano mai a lungo nella sua scuderia.”

“Questo Voigt era uno schifoso,” decretò la Vogel, del tutto inespressiva.

“Sì, questo è certo. E quasi certamente l’ha ucciso qualcuno che la pensava come te.”

La Vogel sfogliò il fascicolo. “Cinque colpi al torace, sparati da vicino, nessuno dei quali, da solo, sarebbe bastato ad ucciderlo. Un tiratore non professionista.”

“Come una ragazza.”

La Vogel si spostò una ciocca di capelli dal viso. Era decisamente incantevole, pensò Baumenn. Perché doveva essere anche lesbica? Il mondo era un luogo profondamente ingiusto.

“Questo non lo sappiamo.”

“Dovremo ri-interrogare tutta la cerchia di conoscenze di Voigt,” sospirò Baumann.

La Vogel roteò gli occhi. “Inevitabile. Metà delle ragazze sarà scomparsa, lo sai, vero?”

“Sì,” rispose l’altro, iniziando a raccogliere le sue cose. “Da chi cominciamo?”

“Prima la madre – è necessario informarla che abbiamo ripreso l’indagine. Poi la fidanzata.”

“Aveva una fidanzata?”

L’altra sogghignò. “Se vogliamo chiamarla così…”

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