Pre-ordini Perduti Sensi

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sabato 3 ottobre 2009

Clamidia - 15

“Il nostro brillante piano ha bisogno di qualche messa a punto,” decise Sensi, una volta tornati in questura. Il suo fantasma personale era riapparso sfarfallando nel suo ufficio, segno che aveva superato il suo shock, qualsiasi fosse.
“Sì, capo,” annuì bovinamente Mainardi. “Qual’era il nostro piano?” aggiunse, poi, come per un ripensamento.
“Far finta che i furti non ci siano mai stati.”
L’altro aggrottò le sopracciglia. “Peccato. Ci stava venendo bene.”
“Già. Ora senti, magari dovremmo provare con un approccio più classico. Visto che ci sono stati due furti in due giorni potremmo persino farci venire la fantasia che ce ne sarà uno anche stanotte.”
“Potremo mettere qualcuno a sorvegliare le gioielleria del centro.”
“Idea brillante. Facciamolo.”
Mainardi sembrava piuttosto soddisfatto della sua pensata e mancò completamente di recepire il tono sarcastico dell’altro.
Sensi evitò di puntualizzare che anche i ladri, a meno che non fossero dei decerebrati completi, ci avrebbero pensato. E se avevi un deficit intellettivo non facevi una gran carriera nel mondo dei furti. Lo stesso apparentemente non valeva per i poliziotti, se Mainardi era riuscito a diventare ispettore.
“Va bene. Provvedi,” tagliò corto. “E quando vedi la Riu spediscila nel mio ufficio.”
La Riu si materializzò una mezz’ora più tardi, con l’abituale espressione incazzata moltiplicata per mille.
“Passato un gradevole pomeriggio?” chiese Sensi, soffiandosi il naso.
“Piacevolissimo, signore. Specie quella parte in cui sono stata invitata a prendere il caffè.”
“I rom sono ospitali,” commentò Sensi, in tono vago.
“Vuol dire che la prossima volta ci andrà lei in una roulotte di cinque metri quadrati con sei individui dalla dubbia igiene.”
“Sembra affascinante.”
“Non so dirle quanto. Lei ha concluso qualcosa?”
Sensi sorrise. “Chi, io? Mainardi ha suggerito di mettere sotto sorveglianza le gioiellerie del centro.”
“Mh-mh. Immagino che prenderemo i ladri alla sprovvista.”
“Non volevo disincentivare un suo raro momento di progettualità,” spiegò Sensi.
La Riu si sedette su una delle sedie, dopo aver rimosso coscienziosamente la pila di fogli di carta.
“Ok, che cosa intende fare di utile?”
“Di utile per prendere i ladri, presumo?”
La Riu rimase in silenzio.
“Be’, immagino che non ci sia molto da fare. Se hanno un minimo di cervello se ne staranno buoni. Potremmo, forse, beccarli quando venderanno i gioielli. Ma ne dubito.”
“È probabile che abbiano già un compratore, ma non è detto,” convenne, di malavoglia, l’ispettrice.
“Quindi, vede, è tutto perfettamente sotto controllo. Diremo a Marini che non abbiamo prove sufficienti per incastrare i rom e che non vogliamo innescare un ondata di razzismo, poi gli diremo che la nostra unica chance è innescare un’ondata di razzismo e lui ci vieterà di incastrare i rom. Lui sarà il buono e noi i cattivi, e tutto funzionerà benissimo.”
La Riu lo osservò in silenzio per qualche istante prima di dire, lentamente: “La cosa inquietante è che potrebbe persino funzionare.”
Sensi le sorrise soddisfatto.
“Se questa notte non ce la fanno di nuovo sotto il naso, ovviamente.”

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