Pre-ordini Perduti Sensi

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domenica 19 luglio 2009

L'appartamento di sopra - 8

Sensi stava andando in macchina verso la questura quando il primo dei suoi uomini si rese conto che quando era uscito dall’appartamento non era stato per fare qualcosa di attinente all’indagine, e non sarebbe rientrato dopo pochi minuti.
La telefonata gli arrivò da Tudini, ma era chiaro che il mandante era l’ispettrice Riu.
“Ermanno?”
“Sì?”
“Scusa, dove sei?”
“In questo momento imbottigliato nel traffico delle 12 e 38 del mattino.”
“Ah. No, intendevo…” riprese Tudini.
“Sto andando a fare delle indagini,” mentì disinvoltamente Sensi.
“Oh, ok,” disse l’altro.
Era semplicemente troppo facile, pensò Sensi. La Riu stava perdendo dei colpi. Un tempo avrebbe telefonato di persona, pretendendo che tornasse immediatamente sul luogo del delitto.
Ma visto che la chiamata l’aveva fatta il suo vice, e visto che il suo vice era facile da confondere, Sensi si sentì autorizzato a proseguire verso la questura.
Anche se proseguire, vista la coda che bloccava tutta via Fiume e presumibilmente buona parte della galleria Spallanzani, era un’espressione un po’ forte.
Sensi guardò il serpentone di macchine che gli si stendeva davanti e spense il motore.
Un sigillo tracciato sul muro col sangue non era esattamente la sua idea di “buon inizio di giornata”. Se poi ci si aggiungeva che il sigillo era quello di Dantalian la cosa era ancora meno simpatica.
A Sensi i demoni non piacevano. Aveva un’esperienza fin troppo vasta in merito e non sentiva nessun bisogno di ampliarla ulteriormente.
Quello di cui sentiva il bisogno, a quell’orario del mattino, era una lattina di Red Bull, della focaccia e qualche ora di peer-to-peer col computer dell’ufficio.
Ovviamente, col nuovo caso, tutti i suoi piani sarebbero stati sconvolti.
Adesso avrebbe dovuto andare all’ufficio del personale e vedere se riusciva a farsi anticipare le ferie di una quindicina di giorni. Poi avrebbe dovuto cambiare le prenotazioni dell’aereo, capire se a Berlino c’era qualcosa da fare anche con mezzo mese di anticipo e, in caso contrario, cercare qualche altro evento musicale di suo gusto in qualche altra zona del globo.
Una seccatura infinita, ma sempre meglio che occuparsi del caso Dantalian.
L’auto davanti alla sua ebbe un sussulto e Sensi rimise in moto.
Il suo cellulare ricominciò a suonare.
“Commissario?” disse la voce della Riu. Sensi imprecò tra sé.
“Sì?”
“Non so quale pista stia seguendo…” spiegò l’altra, con evidente sarcasmo “…ma dovrebbe tornare qua, credo. La testimone, Chiara Rosaio…” Sensi impiegò qualche secondo per capire che l’altra si stava riferendo alla donna con cui aveva fatto sesso per tutta la notte “…ci sta dando dei problemi. Dice di aver visto un essere infernale nella sua camera da letto. Abbiamo chiamato un’ambulanza e stiamo per emettere un TSO, ma il questore insiste che lei debba essere presente alla procedura.”
Sensi aggrottò le sottili sopracciglia nere.
“Be’, se insiste…” borbottò.
Poi tirò fuori il lampeggiante dal cassetto del cruscotto, lo fissò sul tetto della sua jeep e fece disinvoltamente inversione nel traffico, con la sirena al massimo.
In fondo qualcosa di positivo c’era, in tutta quella faccenda.

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