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giovedì 14 maggio 2009

Sette, morto che parla - 31

[Ammetto che ero su di giri. Mentre portavo dentro le mie due nuove conigliette fischiettavo. Le portai dentro una per volta, naturalmente: non sono molto muscoloso.
Dopo che le ebbi scaricate sul mio comodo pavimento di linoleum mi presi qualche secondo per esaminarle.
Si agitavano e mugolavano. Una, dopo aver visto Sara, se l’era fatta nei calzoni, che comunque sapevano di piscio anche prima.
Entrambe more, quella che chiamavo tra me e me Numero 8 aveva una sorta di zazzera lurida da cui spuntavano un paio di dreadlocks singoli, occhi castani e braghe rosso sporco (a maggior ragione ora, visto che era lei ad aver pensato bene di pisciarsi addosso), mentre la Numero 9 aveva capelli corti un paio di centimetri, una collezione completa di piercing in faccia e degli sformati pantaloni neri. Tutte e due sembravano snelle, ed erano sporche da morire.
«Puzzano, eh?» commentai, rivolto a Sara.
«Come le vacche che sono,» rispose lei, diplomatica come sempre.
Lo presi come un velato suggerimento a lavarle. Arricciai il naso. Davvero, erano un po’ troppo ruspanti anche per i miei gusti.
Così presi il mio bisturi e iniziai a tagliare via i vestiti dalla Numero 8. Lei provò a divincolarsi, ma al secondo calcio era già molto più tranquilla. L’altra, nel frattempo, cercò di nascondersi in un angolo, peraltro senza molto successo.
Numero 8 aveva un grande tatuaggio tra la pancia e l’inguine che rappresentava la dea Kalì con la lingua di fuori. Il seno appuntito della divinità si andava a perdere nella peluria folta dell’inguine di Numero 8. Naturalmente decisi che, dopo averla ripulita per bene, l’avrei senza dubbio rasata per vedere con esattezza dove finiva il tatuaggio.
Poi mi dedicai a Numero 9.
Era più pallida della sua collega, ed era già rasata di suo, anche se dovevano essere passati vari giorni dall’ultima volta che si era sistemata. Aveva piercing ovunque: due all’ombelico, uno su ogni capezzolo e ben due sopra il clitoride, che era insolitamente lungo.
Osservai le mie nuove amiche distese ai miei piedi (e, incidentalmente, a quelli di Sara) e fui percorso da un brivido.
Iniziai a spogliarmi.
Ripiegai ordinatamente i miei vestiti sopra al tavolo. Ero già tremendamente su di giri. Mentre mi spogliavo fischiettavo qualche stupido jingle di una pubblicità. Saltellavo.
Quando fui come mamma mi ha fatto (Sara lanciò un fischio di ammirazione) la cosa dentro di me prese a urlare.
Voleva subito quello che le spettava e riuscii a fermarla solo per un pelo prima che, agendo impetuosamente, rovinasse tutto. I miei sforzi gocciolarono a terra accanto alla testa di Numero 8, che riprese a divincolarsi e a roteare gli occhi.
Più tranquillo, afferrai il tubo dell’acqua e iniziai a lavarle.]

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