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domenica 10 maggio 2009

Sette, morto che parla - 20

E così avevamo un serial killer a piede libero, il fiato della stampa sul collo, e qualche genio mi aveva preso per un satanista. Magnifico.

Controllai attentamente se per caso non avessi qualche giorno di ferie ancora da utilizzare, ma me li ero già bruciati tutti.

Di solito il mio piano è brillante. Ad agosto non c’è quasi niente da fare e in questura c’è l’aria condizionata, quale periodo migliore per lavorare? Così consumo sempre tutte le ferie da gennaio a marzo, quando le città del mondo non sono invase dai turisti e il lavoro infuria sulle spalle degli altri.

Quella volta avevo toppato.

Avevo allegramente dirottato le critiche dei superiori su Tudini, ma non me la sarei potuta cavare ancora a lungo. Dovevo assolutamente mettere le mani sullo squartatore.

«Naturalmente c’è una data in cui possiamo essere certi che colpirà,» dissi a Carmel, un pomeriggio di maggio inoltrato in cui il BB era semi-deserto e lei si era venuta a sedere al mio tavolo.

«Sì?» chiese.

«Be’, immagino che il sette luglio gli piaccia parecchio.» L’avevo messa a parte della mia teoria, sicuro della sua discrezione.

«Sette luglio duemila e cinco,» capì al volo lei. «Como a dire: sette e sette, e cinco e dos ancora sette.»

«Esatto. A parte il fatto che in italiano si dice cinque, naturalmente.»

Carmel sventolò una mano, come a dire che erano dettagli. Io mi stavo godendo la visione della sua pelle ambrata e il contatto del suo ginocchio contro il mio. Carmel ha le gambe più lunghe che io abbia mai visto e per il resto assomiglia a Rosario Dawson.

Un paio di volte ero anche riuscito a portarmela a letto, ma purtroppo lei non sembrava interessata a consolidare una routine.

«Ma in tutti i mesi ce sono almeno due date favorevoli, Manno. Non potete mica controllare tutte le chicas de la città.»

«No, non possiamo,» ammisi.

«E perché si è… impuntado con ‘sto sette?»

Con la testa appoggiata a una mano seguivo i movimenti delle sue labbra sensuali.

«E chi lo sa?» Non il più brillante dei conversatori, lo so. Il problema era che pian piano la questione squartatore stava scivolando sullo sfondo.

«Non mirarme  in quel modo, Manno. Ho del trabaho oggi.»

«Datti malata.»

«Capisci perchè el sette,» ribattè lei, spietata.

Era senza cuore, proprio come piacciono a me.

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