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venerdì 8 maggio 2009

Sette, morto che parla - 18

«Che cosa significa che sono state uccise dai satanisti?» strillai, esattamente cinque secondi dopo essere entrato nelle stanze della squadra mobile, a chiunque fosse interessato a sentire.

Varie teste spuntarono qua e là come quelle di una tartaruga dal guscio.

«Non avevo ordinato il silenzio stampa? Non avevo detto che i giornali non dovevano essere informati dello squartatore? Volete davvero che Luccarelli e Picotti si trasferiscano nel nostro atrio?»

Ero fuori di me.

Tudini emerse timidamente dal suo ufficio e iniziò a spiegare, con aria imbarazzata: «È che Aulla è un piccolo paese… gli abitanti hanno saputo del ritrovamento, forse da Ammaniti, forse da qualcuno dei ragazzi della polizia locale…»

«Come hanno fatto a sapere delle altre vittime?!” sbraitai. «E che cosa c’entrano i cazzo di satanisti!»

L’imbarazzo di Tudini si accentuò visibilmente.

Provò a guardarsi intorno, alla ricerca disperata di un sostegno che non sarebbe arrivato.

Alla fine sospirò. «Devono averti visto entrare nel commissariato di Aulla, Ermanno.»

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