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venerdì 8 maggio 2009

Sette, morto che parla - 17

[Inizialmente ero un po’ seccato che avessero trovato i cadaveri. Li avevo nascosti con tanta cura… Poi, però, vedendo che attribuivano il tutto a qualche satanista folle fui preso da una strana euforia.

Avrei potuto buttare nella prossima fossa un cero nero, tanto per aggiungere quel tocco in più.

Sempre che ci fosse stata una prossima fossa.

Non potevo di certo seppellire Sara da viva, no? Anche se forse viva non descriveva pienamente la sua condizione.

Rispetto al primo giorno il nostro rapporto era cresciuto, non è così che si dice?

Per prima cosa lei aveva smesso di urlare per qualsiasi cosa, inoltre avevamo iniziato a conoscerci meglio. Negli ultimi tempi le avevo addirittura slegato le caviglie per portarla a fare quattro passi nel bosco.

Sara, naturalmente, non mangiava, non aveva bisogni fisiologici e non sentiva caldo o freddo.

Per ogni nuovo taglio che le facevo, bastava usare ago e filo per richiuderlo. Non dovevo esagerare, però, o presto non ci sarebbe stato più spazio disponibile.

Dovevo amministrarla con parsimonia.]

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